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Che cos’è il Coronavirus?

Il coronavirus appartiene ad una famiglia di virus comuni che prende il suo nome dalle caratteristiche punte sulla superficie simili ad una corona. Le malattie che causa sono il comune raffreddore accompagnato però, da sindromi respiratorie più gravi come la Mers (sindrome respiratoria mediorientale) e la Sars (sindrome respiratoria acuta grave). L’attuale pandemia è scoppiata a Wuhan, una città cinese di 11.000.000 di abitanti nella provincia dello Hubei.

 

Quali sono le origini del nome del virus?

L’11 febbraio 2020 il gruppo di studio sul coronavirus della Commissione internazionale per la tassonomia dei virus gli ha assegnato il nome Sars-CoV-2, perché è molto simile al virus responsabile della sindrome respiratoria acuta grave (Sars) del 2002-2003. Lo stesso giorno l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha chiamato Covid-2019, acronimo di coronavirus disease 2019, la malattia causata dal nuovo coronavirus. 

L’Oms ha dichiarato che nelle sue comunicazioni pubbliche non userà il nome Sars-CoV-2 per il virus perché, evidenzia il legame con la Sars e rischia di alimentare inutilmente la paura, soprattutto in Asia.

 

Quali sono i sintomi del nuovo virus?

Febbre e tosse, e in alcuni casi difficoltà respiratorie. I sintomi sembra si manifestino tra i 2 giorni e le 2 settimane dopo che la persona è stata esposta al virus. Una ricerca, pubblicata sulla rivista medica The Lancet, ha analizzato i dati relativi a 99 pazienti ricoverati all’ospedale Jinyintan di Wuhan tra l’1 e il 20 gennaio 2020. E’ stato appurato che 49 erano stati al mercato di Huanan, da cui inizialmente si pensava fosse partita l’epidemia. L’età media dei pazienti era di 55,5 anni, tra cui 67 uomini e 32 donne. Poco più della metà aveva una malattia cronica preesistente. Tra gli altri sintomi segnalati: dolori muscolari, confusione mentale e mal di testa. Solo quattro avevano anche il raffreddore. Diciassette pazienti hanno sviluppato una sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) e, tra questi, 11 sono peggiorati rapidamente e sono morti.

Secondo la commissione nazionale per la salute cinese, l’80 per cento dei contagiati morti finora aveva più di 60 anni e il 75 per cento aveva patologie preesistenti, come malattie cardiovascolari o diabete. Sembra che pochi bambini abbiano sviluppato sintomi gravi di Covid-19. L’ipotesi è che, anche se vengono contagiati, tendono ad avere forme più lievi della malattia. 

 


In che modo si può trasmettere il virus?

Le autorità sanitarie cinesi hanno isolato il virus in laboratorio, lo hanno cioè separato dai tessuti o dai fluidi dell’organismo infettato, e condiviso la sequenza con la comunità scientifica internazionale. Il virus è stato isolato anche da altri gruppi di ricerca, tra cui uno italiano.

La diagnosi certa avviene con dei test che permettono d’individuare la presenza di materiale genetico virale nei campioni prelevati dai malati attraverso un tampone faringeo. A metà febbraio la Cina ha modificato i suoi criteri di diagnosi: non considera più come confermati solo i casi rivelati dal test del dna, ma anche quelli accertati attraverso le radiografie ai polmoni e la sintomatologia.

Al momento non ci sono farmaci specifici contro l’infezione, solo trattamenti sintomatici o antivirali di solito usati per altre infezioni. Non esiste neanche un vaccino, ma gli scienziati hanno identificato il virus rapidamente e messo a punto un test diagnostico in meno di un mese. I progressi della tecnologia potrebbero consentire di testare un vaccino contro il Covid-19 entro tre mesi. Tuttavia passare dai test a una produzione di massa può richiedere anni.

Il nuovo virus si trasmette come una normale influenza, soprattutto per via aerea (tosse, starnuti) o attraverso il contatto diretto (mani contaminate su occhi, naso o bocca) o con superfici e ambienti contaminati. Non è escluso il contagio da persone infettate senza sintomi o durante l’incubazione, che sembra variare da 1 a 14 giorni con una media di 5-6 giorni.

 

Quanto è contagioso il virus?

I calcoli preliminari sul numero di riproduzione di base cioè il numero medio di contagi che ogni persona infetta può causare, indicano un valore tra 1,8 e 3,3. La normale influenza stagionale di solito ha una riproduzione di circa 1,3.
Si tratta di un valore che varia nel tempo. 

 

Da dove viene il virus?

L’Oms non ha ancora dato una risposta in merito. Molti dei primi casi confermati (ma non tutti) riguardavano persone che, nel dicembre 2019, erano state in un mercato di Wuhan dove si vendono anche animali vivi. L’analisi genetica del virus suggerisce che venga dai pipistrelli e che sia passato agli esseri umani attraverso un altro animale, forse il pangolino, un mammifero in via di estinzione, oggetto di un intenso traffico internazionale, soprattutto perché usato nella medicina tradizionale cinese.

 

Perché l’Oms ha decretato l’emergenza sanitaria globale?

L’Oms l’11 marzo 2020 ha dichiarato che il nuovo virus è pandemico dunque si tratta di una emergenza sanitaria globale (Public health emergency of international concern o Pheic). La preoccupazione è, in particolare, che il coronavirus possa diffondersi in paesi con sistemi sanitari deboli. La dichiarazione ha l’obiettivo di alzare il livello di attenzione e migliorare il coordinamento internazionale. Permette all’Oms di raccomandare misure su viaggi, commercio, quarantena, screening, cure. 

 

Cosa sta accadendo in Italia?

L’Italia, dopo la Cina, è stato il secondo Paese al mondo ad essere attaccato ferocemente dal Coronavirus. Il focolaio da cui tutto ha avuto inizio è stata la regione Lombardia e a macchia d’olio si è trasmesso, poi velocemente in tutte le altre regioni. Attualmente i dati della Protezione civile ci dicono che ad oggi, 20 marzo 2020, ci sono 33.190 positivi, di cui 3.405 deceduti e 4.440 guariti. 

Il governo italiano, seguendo il protocollo messo a punto dal Comitato scientifico dei medici del Servizio Sanitario ossia quello di “restare a casa” se non per le necessità ritenute primarie quali lavoro, necessità personali, salute, sta fronteggiando la pandemia che non ha ancora raggiunto il suo picco. A inizi marzo 2020 sono state chiuse le scuole, poco dopo sono state emanate delle misure restrittive con il Dpcm del 9 marzo, definito #Iorestoacasa. Il provvedimento limita gli spostamenti delle persone, blocca le manifestazioni sportive, sospende in tutto il Paese l’attività didattica nelle scuole e nelle università fino al 3 aprile. 

Con il Dpcm  11 marzo sono state prese ulteriori misure restrittive su tutto il territorio nazionale per contrastare l’emergenza coronavirus. Il provvedimento avrà validità dal 12 al 25 marzo tra le misure previste sono sospese le attività di bar, pub, ristoranti. Chiusura dei parrucchieri e centri estetici. Restano aperti: alimentari, benzinai, edicole e tabacchi oltre a farmacie e parafarmacie, ottici ed altri e servizi commerciali per generi di prima necessità come quelli per la cura degli animali. Le industrie restano aperte ma con “misure di sicurezza”, cioè purché garantiscano iniziative per evitare il contagio. Chiusi invece i reparti aziendali “non indispensabili” per la produzione. Si incentiva anche la regolazione di turni di lavoro e le ferie anticipate. Recentemente è stato approvato il decreto cura Italia con specifiche manovre per lavoratori, imprese, piccole attività e famiglie.

 

Come proteggersi dal coronavirus?

In caso di dubbi si può consultare la pagina del Ministero della Salute con le domande più frequenti. Il ministero ha inoltre attivato un numero di telefono di pubblica utilità: 1500. Da qui trovate tutti i numeri utili per l’emergenza divisi per regione di appartenenza.

Per ridurre il rischio d’infezione, anche della normale influenza stagionale, l’Oms raccomanda di:

  • lavarsi spesso le mani, con acqua e sapone per 60 secondi o con soluzioni alcoliche;
  • starnutire o tossire in un fazzoletto o nell’incavo del gomito;
  • evitare di toccarsi gli occhi, il naso o la bocca senza essersi lavati le mani;
  • evitare contatti ravvicinati con persone malate o che mostrano sintomi di malattie respiratorie;
  • rimanere a casa se si hanno sintomi;
  • fare attenzione a quello che si mangia (evitare carne cruda o poco cotta, frutta e verdura non lavate);
  • pulire e disinfettare oggetti e superfici che potrebbero essere stati contaminati.

Noi restiamo a casa, fatelo anche voi!

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